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| lunedì 12 febbraio 2007 | ||||
Pagina 1 di 2 La vetta del colle su cui si erge Spinazzola domina l’intero agro comunale che si distende intorno alla città, in gran parte lungo le valli fertili e coltivate della Fossa Bradanica fino a raggiungere il Costone murgiano, lambendo la Rocca del Garagnone e le alture calcaree di Torre Disperata. La maggior parte della superficie (18.265 ettari) risulta coltivata a grano, orzo e avena e solo ¼ rientra nell’Alta Murgia . Fino l’agro di Spinazzola apparteneva alla Basilicata. Entro a far parte della Puglia con decreto di Gioacchino Murat.
L’ampia estensione di terre coltivate, prive di alberi come l’altipiano di Santa Lucia, si tinge dei colori più vivaci a seconda delle stagioni: marrone scuro verde e giallo. Il bosco di querce che in passato ricopriva tutto il territorio, anche grazie alla presenza di corsi d’acqua come quello del Basentello, del Roviniero, del Locone e dell’Impiso, sopravvive oggi solo in piccole aree. Tra i luoghi più suggestivi e scenografici del territorio va segnalata l’area delle cave di bauxite dislocate sulla cresta del Costone al disopra della Piana del Monaco. In questa zona convivono gli elementi di quell’interessante sistema binario, costruito dalle due attività storicamente prevalenti nel territorio: la pastorizia e l’agricoltura e caratterizzato da “masserie da campo” e “per pecore” (jazzi); sistema che si diparte dall’agro di Gravina, lungo l’antico Tratturo Regio Melfi-Castellaneta (via Appia Antica ss. 97). Ne sono esempio la masseria Calderone e lo jazzo Serafico.
Altre interessanti strutture rurali sono la masseria Murgetta, ubicata su di un poggio a quota 450 metri, la masseria Simone e la masseria Lorusso.
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